Mancato pagamento degli stipendi del personale comunale di Modica e accordo sindacale del 26 luglio 2017. Ivana Castello(Pd) scrive. Riceviamo e pubblichiamo

ivana castello

Il personale comunale non riceve puntualmente da tempo lo stipendio a fine mese. Mi sono tuttavia chiesta quali ne fossero le cause, considerato che siffatti pagamenti vanno programmati in termini, oltre che di uscite, sopratutto di entrate. A metà luglio le organizzazioni sindacali hanno chiesto di incontrare il sindaco per indurre l’amministrazione verso una meno indefinita puntualità. L’incontro, avvenuto il 26 luglio, mirava a due obiettivi:

– fissare un crono-programma di pagamento degli stipendi (e della tredicesima mensilità) per il periodo giugno-dicembre 2017;
– definire i tempi di liquidazione delle indennità di funzione e il salario accessorio per gli anni 2015 e 2016.

L’accordo, presto raggiunto, prevedeva di liquidare:

– lo stipendio di giugno entro il 10 agosto 2017;
– lo stipendio di luglio entro il 10 settembre 2017;
– lo stipendio di agosto entro il 20 settembre 2017.

E’ stato concordato che l’indennità di funzione e il salario accessorio del 2015 fossero liquidati in due tranches: il 50% con lo stipendio di luglio e il restante 50% con lo stipendio di settembre.
Nel verbale manca ogni accenno al dovuto 2016 e al pagamento delle mensilità da settembre a dicembre, tredicesima compresa. Non sono chiare nemmeno le scadenze dei pagamenti dell’indennità di funzione e del salario accessorio 2015. Si dice che il 50% sarà pagato con lo stipendio di luglio (cioé entro il 10 settembre) e l’altro 50% con lo stipendio di settembre. La data del pagamento di settembre, però, non è indicata. Nel silenzio potrebbe intendersi che valga quella che si aggira intorno al 27 di ogni mese.
Va evidenziato un aspetto di assoluto riguardo. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto l’impegno dell’amministrazione a non compiere spese inutili e, comunque, ad attenersi alle spese essenziali indicate per legge, ossia al pagamento dei redditi da lavoro e a quelli per la esecuzione degli atti giudiziari. Proprio quanto raccomanda l’articolo 163, comma 2, del Tuel.

I rappresentanti dei lavoratori, in breve, conoscendo le inclinazioni del sindaco, hanno voluto metter le mani avanti e ricordargli che la legge, in mancanza del formale bilancio di previsione, com’è ancor oggi al Comune di Modica, obbliga a non essere inutilmente spendaccioni, poiché si rischia di non pagare i servizi essenziali e gli stipendi.

Anziché il 10 agosto, lo stipendio del mese di giugno è stato pagato il 23, ossia con tredici giorni di ritardo. Il 16 agosto, sette giorni prima del pagamento, i rappresentanti sindacali hanno diffuso un comunicato in cui sono stati pesantissimi verso il sindaco ma veritieri oltre le loro stesse parole. Hanno tacciato il primo cittadino di superficialità negli atti di governo e di inaffidabilità nell’assunzione degli impegni verso i sindacati e verso il personale del Comune. La più pesante delle accuse è stata quella di lavorare per il proprio avanzamento politico, senza altri fini e nel lucido convincimento che Modica, sotto il profilo finanziario, sia condannata al fallimento.
E’ inutile dire che le affermazioni sono condivisibili. Mi sono tuttavia chiesta quali siano le cause che hanno determinato il mancato pagamento degli stipendi. E se la transitoria insolvenza sia dovuta, come dicono i sindacalisti, al carattere superficiale e inaffidabile del sindaco. Mi sono chiesta pure se Modica, sotto il profilo debitorio, si trovi effettivamente ad un punto di non ritorno. Due quesiti che richiedono due risposte oneste. Li pongo a me stessa, ma li pongo anche al sindaco, perché anch’egli possa rispondere a me e ai cittadini che lo hanno eletto.
Quando, caro sindaco, ha ricevuto i 50 milioni e passa del Decreto legge n. 35 del 2013, lei ha contratto un debito verso la Cassa Depositi e Prestiti. Per esigenza della Cassa, che doveva per legge sapere quando avrebbe ricevuto indietro il capitale mutuato, ha dovuto formulare uno specifico piano di ammortamento, stabilendo il tempo in cui pagare la somma, in quante rate pagarla e, questo sopratutto, con quali entrate avrebbe pagato ogni rata. All’articolo 5 del contratto di anticipazione si stabilisce, in particolare, che a garanzia dell’esatto adempimento:

-«l’Ente si impegna ad iscrivere nei propri bilanci, per tutta la durata dell’anticipazione, le somme occorrenti al rimborso dell’anticipazione.» (art. 5, comma 1);
– la «CDP, per ogni Data di pagamento e previa comunicazione da inviarsi almeno 30 (trenta) giorni prima della relativa Data di Pagamento, comunica l’esatto importo della rata. La mancata comunicazione (…) non esime l’Ente dall’obbligo di pagamento alla scadenza prevista dal Contratto di anticipazione.» (comma 2);
– l’ente «si impegna a stanziare ogni anno in bilancio le somme occorrenti al pagamento delle annualità di ammortamento (…) nonché a soddisfare per tutta la durata dell’anticipazione medesima i presupposti di impignorabilità delle somme destinate al pagamento delle rate previsti dall’articolo 159, comma 3, del TUEL.»

Il terzo punto fissa che le somme non solo devono esserci, ma debbono essere rese impignorabili o, che negli effetti è lo stesso, vincolate al pagamento cui sono destinate.
A questo punto mi sono chiesta che fine avessero fatto le somme impegnate, perché tre sono le possibilità: o erano entrate nelle casse comunali e, in tal caso, occorre sapere in cosa sono state spese; o le somme impegnate non sono mai entrate e mai entreranno, perché totalmente fasulle; o le somme impegnate non sono entrate ma entreranno. In quest’ultimo caso è mio dovere conoscere quali sono i cespiti in entrata su cui ha fondato l’impegno e sapere, anche, quanto di tutti essi è entrato e come è stato realmente speso. Le spiego perché. Esiste l’anzi-citato articolo 163, comma 2, del Tuel, che vieta qualsiasi spesa che non sia tra le poche tassativamente elencate. E se di tali spese lei non ne ha fatto o ne ha fatto poche, ci deve spiegare com’è che non è riuscito a pagare tre rate, per l’importo complessivo di 2,7 milioni di euro alla CDP. Non ha pagato l’Enel, costituendo cinque milioni di nuovi debiti, parlo solo del 2017; non ha pagato il mutuo verso la CDP; non ha pagato il debito verso il comune di Scicli; non ha pagato e non paga un soldo per gli atti giudiziari e, dulcis in fundo, non ha pagato gli stipendi del personale comunale, del servizio igiene ambientale, delle partecipate e delle cooperative. Il suo gioco è semplice e lo capiscono anche gli stupidi: quando si deve parlare di spese e relativa contabilità, ci si cela nel più assoluto riserbo; quando invece si parla di entrate, che quasi sempre scarseggiano perché si spende in malo modo e per fini elettorali, si chiamano in causa gli evasori, come se il mondo o, nel nostro caso, la popolazione di Modica, fosse costituita tutta da evasori. In realtà, come affermava la Corte dei conti, l’evasione non si recupera perché non esiste o, se esiste, perché è marginale. Quando non esiste, lo dico per coloro che sono lontani da talune pratiche politiche, è perché è costituita ad arte ampliando le entrate con accertamenti fittizi. In ogni caso la domanda è questa: con o senza evasione, possiamo conoscere i principali cespiti già introitati e le relative uscite, qualificate con documenti alla mano? Desidero che la risposta mi sia fornita per iscritto al momento in cui si discuterà l’interrogazione.

Tornando al mancato pagamento degli stipendi, lei ha sempre detto che preferisce pagare il personale piuttosto che compiere altre spese. Lo ha detto ed ora è venuto il momento di spiegarlo. Diversamente potremmo pensare che abbia fatto campagna elettorale anche coi soldi del personale. L’articolo 163 anzi-citato indica tra le spese obbligatorie quelle per il personale. Consegue che lei non ha alcun diritto di opzione: quella voce è prioritaria e lei deve compierla. In questo caso, però, non l’ha compiuta e le dico perché. Lei non ha tenuto conto dell’articolo 1, comma 13, del D. l. n. 35/2013, che così dispone:

«In caso di mancata corresponsione della rata di ammortamento entro il 30 settembre di ciascun anno, sulla base dei dati comunicati dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A., l’Agenzia delle Entrate provvede a trattenere le relative somme, per i comuni interessati, all’atto del pagamento agli stessi dell’imposta municipale propria di cui all’articolo13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, riscossa tramite modello F24 o bollettino di conto corrente postale (…)»

In breve non ha pagato le tre rate 2017 del Piano di ammortamento perché ha impiegato le entrate comunali in spese non necessitate ai sensi dell’articolo 163 comma 2, del Tuel. Mi spiego meglio. La sua previsione era di pagare gli stipendi coi fondi dell’IMU. Tutti gli altri fondi li ha utilizzati per spese varie, senza tener conto della rata ex D. l. n. 35/2013. Ha pure ignorato la clausola del contratto per cui, non pagando, la Cassa Depositi e Prestiti si sarebbe servita da sé e le avrebbe pignorato i proventi dell’IMU. La conseguenza è stata che, a pignoramento avvenuto, non ha potuto pagare il personale. Tutto qui. Alla domanda, dunque, se lei sia superficiale e inaffidabile rispetto alla mancata corresponsione degli stipendi, debbo rispondere che è veramente superficiale e inaffidabile, sopratutto perché non rispetta le leggi e i contratti. Lei in più di un’occasione ha dimostrato di ritenere la legge una sorta di orpello di cui è si può fare a meno. Non riesce a programmare gli interventi, esattamente al contrario della CDP che programma anche le telefonate che deve fare ad ogni Comune per ricordare le scadenze che, generalmente, quasi sempre, si tende a dimenticare. Non solo, ma lei, anche rammemorato, non ha pagato. Ciò indica che non riesce a programmare gli atti di amministrazione e si muove in base al sentimento che l’attraversa nell’istante. In questi termini non si può dirigere nemmeno una personalissima azienda agricola.
Al quesito se Modica si trovi ad un punto di non ritorno, la mia risposta è meno articolata. Se stiamo alla media intelligenza e alla media volitività di chi deve guazzabugliare in mezzo ai soldi dei cittadini per far carriera politica, è certo che Modica non potrà mai uscire dal pantano e dal fango in cui si trova: a causa del suo passato e perché ulteriormente danneggiata dalla sua amministrazione. Se, però, nel sistema comunale entrasse un comunissimo medio cittadino che intendesse solo governare, ignorando le candeline di pasqua e natale e sostituendo alle feste la riflessione e la crescita culturale, magari facendo tesoro del silenzio per pensare al disagio in cui stiamo lasciando le future generazioni, allora sì che si potrebbe seriamente edificare la possibilità di festeggiare l’uscita dal guado finanziario di questa tanto meravigliosa (e colta) quanto sfortunata cittadina. Il pubblico, insomma, deve trovare spazio nella crescita culturale e in un sano governo della città. Occorre bandire ogni velleitarismo ed ogni ambizione di carriera politica, quando il livello culturale non lo permette. L’ambizione alla carriera politica diventa legittima solo quando non si fonda sull’improntitudine, si fa maturare con le proprie finanze e viene non sornionamente stimolata dal candidato medesimo ma, per il bene comune, richiesta dal popolo. Anche sul versante popolare occorre bandire qualcosa: la ricerca dei favoritismi e il voto di scambio.
Ivana Castello
Consigliere comunale del Pd

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