I lavori appaltati dalle opere per il Patto del Sud restano fermi al palo, Santocono: “Le risorse per l’area iblea ci sono ma rimangono bloccate. Che senso ha tutto questo?”

Le risorse ci sono. Ma sono bloccate, come se si trovassero in un imbuto. Il motivo? Mancano le progettazioni esecutive, gli enti locali sono alla canna del gas, le procedure risultano essere lunghe e farraginose oltre ad esporre a ricorsi e intoppi. Anche la nuova legge sugli appalti non aiuta a velocizzare l’iter nonostante le buone intenzioni del legislatore.

Parola del presidente della Cna territoriale di Ragusa, Giuseppe Santocono, che prende posizione sui finanziamenti destinati alla Sicilia in generale, e all’area iblea in particolare, che, nell’ambito delle politiche di coesione, destinano all’isola qualcosa come 2 miliardi e 320 milioni di euro, vale a dire milioni di euro al territorio ibleo per la realizzazione di importanti progettazioni. Santocono mette a nudo le fragilità del sistema ma chiede anche di individuare i percorsi per non perdere l’ultima opportunità per uscire dalla crisi. “Se si riaprono i cantieri – sottolinea – si rimette in moto l’intera macchina. Se si rialza l’edilizia, come in un effetto domino, si rialza l’intera capacità produttiva del territorio. Purtroppo, dobbiamo prendere atto di numerosi ritardi nella programmazione mentre gravi risultano essere le lacune della macchina burocratica, totalmente assente la concertazione. Ma allora a cosa servono questi fondi? In realtà, continuiamo ancora adesso a chiedercelo”. Giorgio Biazzo, portavoce dell’articolazione di mestiere edilizia della Cna territoriale di Ragusa, aggiunge: “Il grido d’aiuto di un settore al collasso non viene solo dalle imprese o dagli artigiani ma anche dai sindaci e dagli amministratori intrappolati tra pastoie burocratiche, labirinti legislativi e uffici sottodimensionati. E dobbiamo fare presto. Per intenderci, se nel 2018 non avremo speso il 17% dell’ammontare, perderemo l’intera risorsa. Traguardo al momento reso ostico dalla gravissima carenza di progettazione esecutiva. E’ il cane che si morde la coda perché gli uffici tecnici sono sottodimensionati, il ricorso ai professionisti esterni è limitato da carenza di soldi e da ostacoli normativi”. Insomma, un quadro a dir poco devastante. “Per non parlare – aggiunge Vittorio Schininà, responsabile organizzativo di Cna costruzioni Ragusa – degli ulteriori limiti determinati da procedure farraginose spesso esposte a eccessiva discrezionalità decisionale e a continui ricorsi. Il 2017 può diventare l’anno della ripartenza. Le risorse ci sono ma scontiamo un vuoto per quanto riguarda la progettazione esecutiva. Numeri alla mano, entro il 2017, se tutte le istituzioni coinvolte faranno la loro parte, il territorio di Ragusa e provincia potrebbero avere un’iniezione di circa 120-150 milioni di euro. Le somme riguardano gli interventi per i porti, per la viabilità minore, le risorse previste per interventi del Cas e dell’Anas. La situazione è drammatica ma finalmente ci sono somme immediatamente spendibili. E non possiamo rischiare che tutto vada perduto. Come Cna, inoltre, lanciamo una proposta: e cioè che tutto sia suddiviso in lotti allo scopo di garantire un accesso migliore a queste opportunità per le piccole imprese che, altrimenti, rischierebbero di rimanere drammaticamente tagliate fuori da tale possibilità. La scadenza a dicembre del 2019 per i lavori appaltati dalle opere per il Patto del Sud deve spingere chi di competenza ad accelerare le procedure”.

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