OSPEDALE MAGGIORE, L’UNITA’ DI INFETTIVOLOGIA ALL’AVANGUARDIA NELLA CURA DELLE CIRROSI ED EPATOCARCINOMA

Cinquecento pazienti in terapia per cirrosi epatica di cui una ventina in attesa di trapianto. Sono i numeri dell’Unità Operativa d Infettivologia dell’Ospedale Maggiore, una divisione che cresce di anno in anno e che matura grazie a medici ed infermieri che hanno trovato nel primario, il dottor Antonio Davì, un preparato punto di riferimento, capace di portare a Modica insigni professionisti per confrontarsi sulle tematiche inerenti al settore come è avvenuto circa una settimana fa con le "Giornate Infettivologiche" dedicate non a caso a Tommaso Campailla, lo scienziato modicano, inventore delle famose stufe o botti che rappresentarono, per quei tempi, un’innovativa terapia per curare la sifilide. "Devo dire – dice Davì – che i numeri che ruotano attorno alla nostra divisione sono notevoli e che vantiamo un gruppo di medici ed infermieri che si dedicano insieme al sottoscritto, anema e core, per la cura dei pazienti che si presentano da noi". Del resto l’Ospedale Maggiore di Via Aldo Moro rappresenta uno degli unici due nosocomi in Sicilia ad annoverare una sezione specialistica in Infettivologia. "Ci curiamo si seguire le fasi della malattia – dice ancora il dottor Davì – nei nostri ambulatori per poi inviare i pazienti presso i centri trapianti Ismett di Palermo e Milano con cui siamo in stretta collaborazione". Nella divisione è attivo un ambulatorio pre e post trapianto capace di valutare i casi di cirrosi epatica e di epatocarcinoma che possono essere avviati ai centri trapianti nazionali con i quali l’Unità Operativa è in costante contatto da diversi anni. Negli ultimi otto mesi sono ben quattro i pazienti trapianta provenienti dalle province di Ragusa e Siracusa. "E’ importante – aggiunge Antonio Davì – fare opera di propaganda per la donazione degli organi e del fegato in particolare perché i trapianti possono salvare numerose vite umane"

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