Da Ballarò e Vucciria di Palermo alla pescheria di Catania, ai mercatini popolari di Modica, sono espressioni d’arte. Il progetto “Marketplace”, inserito all’interno di “Mas – Modica Art System”

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I mercati rionali, i bazar, i suk e la tipologia di vendita che si svolge al loro interno, hanno molti punti in comune con il mondo dell’arte, a partire dalla singola espressività dei venditori che, con i loro gesti, le loro voci, le loro “vuciate”, si fanno interpreti della caratterizzazione di personali identità. Ne è convinto l’antropologo Franco La Cecla, ospite d’eccezione sabato sera a Modica per la presentazione del progetto artistico “Marketplace”, ideato dall’artista Rosario Antoci, primo evento del CoCA all’interno del “Mas – Modica Art System”, l’iniziativa delle identità connesse che si sta sviluppando nell’antica città della Contea.

“Marketplace”, a cura di Francesco Lucifora, è un’indagine artistica ma al tempo stesso socio-economica rispetto alle differenti realtà commerciali che sono in continuo movimento, che si proiettano al futuro con i digital store, dopo essere passati dalla nascita dei grandi centri commerciali, ma che si ritrovano anche nel ritorno ambivalente dei mercati rionali, di quartiere, i mercatini popolari dove la gente va a comperare ritrovando il rapporto diretto con il venditore, lontani dunque dall’asetticità delle altre forme di commercio più moderne.
“Marketplace” è partito dal recupero delle insegne dismesse di negozi o di esercizi commerciali per creare poi delle “light box” contrassegnate dagli scatti fotografici realizzati non soltanto dall’autore Rosario Antoci ma anche da altri quattro autori-ospiti (Giorgio Moncada, Annalisa Spadola, Giuseppe Barone, Alessandro Pluchino) chiamati a scattare, all’interno di un workshop su strada, immagini fotografiche tra le vie e le piazze in cui si svolgono i mercatini rionali a Marina di Modica, Modica Sorda e Modica Alta. Le “light box” sono state installate creando un micro-itinerario urbano tra viale Manzoni e la chiesa di San Giovanni a Modica Alta.
«Marketplace è un progetto d’arte che nei fatti prosegue, e in qualche modo conclude, il lavoro già svolto con altri progetti – spiega l’artista Antoci – Anni fa, nel 2010, con “Involucri” avevo voluto realizzare una ricerca fotografica sul nostro paesaggio, sempre più antropizzato e sempre meno naturale, alla luce della nascita, anche nel Sud Est siciliano, di nuovi e significativi centri commerciali. Con il successivo progetto, “Conquiste”, ho voluto far prendere coscienza di questo cambiamento anche identitario che in realtà locali come le nostre, e come spiegato già alla fine degli anni ’80 dal sociologo francese Jean Baudrillard, crea la crisi del centro cittadino. Quanto poi accaduto. Allora ho voluto raccontare questo cambiamento in continua evoluzione che adesso ha portato al recupero e al ritorno dei mercatini. E lo raccontiamo in questo nuovo progetto “Marketplace”. Le insegne, in fondo, rappresentano il cognome del titolare di un esercizio commerciale, il logo di un’azienda, la tipologia merceologica. Sono insomma identità e mi è sembrato dunque il modo più giusto, quello di riutilizzarle ancora, guardando alla rinascita. La città stessa che prova a darsi delle risposte e lo fa ripartendo dai mercatini rionali che erano qualche anno fa scomparsi ma che sono lentamente tornati proponendo un commercio diverso dai grandi centri commerciali, con un rapporto anche tangibile, fisico, tra esercente ambulante e cliente dove la fiducia non è data rispetto alla merce, ma rispetto a chi la vende. Abbiamo voluto certamente mettere in correlazione questi mercatini con l’identità cittadina, visto che, oltre al folclore che possiamo ritrovare alla Vucciria o a Ballarò a Palermo, o alla pescheria a Catania, sono luoghi e spazi di vita reale. Una visione rispetto alla città che nel mio ruolo di autore ho voluto allargare e condividere con quattro autori-ospiti immaginando uno sguardo multiplo. Le “light box” segneranno tappe della memoria in un percorso che naturalmente non riattiva un’attività economica ma che segnano un ritratto della città».
Nel dialogo a più voci sviluppato al complesso monumentale di Santa Maria del Gesù, La Cecla, partendo dall’idea dell’artista, ha voluto evidenziare proprio questi aspetti: «C’è una dimensione performante nei mercati di strada che si avvicina moltissimo al mondo dell’arte, e che si sviluppa in questo rapporto quasi intimo che c’è nei mercatini popolari, che salta del tutto invece nella grande distribuzione. C’è la ripresa della vendita delle merci con una spettacolarità teatrale, quasi artistica, che crea una dimensione molto più umana nel rapporto tra merce e persona. Io mi occupo di mercati di strada in varie parti del mondo e questa è la caratteristica comune, dalla Cina alla Turchia, dal Nord Africa all’Europa: la merce diventa arte, soprattutto quando si parla di street food dove la gestualità diventa forzatamente esagerata con un’amplificazione che si trasforma in show».
Un percorso di arte pubblica di cui, per la prima volta, la città di Modica si dota, come ha spiegato il curatore Francesco Lucifora: «Il modo migliore per battezzare, con questa prima tappa, il progetto Mas che lascia un segno tangibile, come le light box, ovvero le insegne rivisitate da Antoci e dai suoi ospiti, che raccontano i mercati rionali e la città. Un ritorno al mercato popolare dove la differenza reale è il fattore umano, il contatto diretto durante l’acquisto della merce, in modo differente dall’asetticità che rileviamo ad esempio nei centri commerciali o nel commercio sul web». Per info sulle iniziative del progetto “Mas – Modica Art System” è possibile visitare il sito www.progettomas.it o email all’indirizzo info@progettomas.it.

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