Il Comune di Modica non ha ancora pagato all’Enel una rata di oltre 600 mila euro. Ivana Castello: “Perchè”?

ivana castello

Il Comune di Modica non ha ancora pagato una rata di 628.624,66 euro scaduta il trenta novembre scorso in favore dell’Enel in base dell’accordo transattivo stipulato. Lo denuncia il capogruppo consiliare del Partito Democratico, Ivana Castello,

che raccomanda al sindaco di rispettare gli impegni “perché, diversamente, si rischia di perdere i benefici dell’accordo”.
Il 10 dicembre del 2013 fu convocato un Consiglio comunale per l’approvazione di un accordo tra il Comune di Modica e l’Enel Energia S.p.A.. Oggetto era un debito comunale di 19.866.525,38 euro, una piccola parte del quale per consumi nel secondo semestre 2013.
“Per migliore conoscenza – spiega la Castello – debbo pure ricordare che il comune di Modica, sotto l’amministrazione Buscema, aveva chiesto un’anticipazione di cassa, ai sensi del D.L. n. 35 dell’8 aprile 2013. Obiettivo, tra l’altro, era pagare «espressamente la somma richiesta». Il 6 novembre dello stesso anno l’anticipazione è pervenuta, per cui lei ha potuto avviare e concludere l’accordo sottoposto al Consiglio.
Per chi ci ascolta o legge è onesto, altresì, spiegare che la questione è legata a un decreto ingiuntivo notificato al Comune il 28 marzo 2013. Si imponeva il pagamento immediato di un credito di 13.488.224,81 euro, perché certo, liquido ed esigibile.
Si va, perciò, a trattativa sull’intero debito, e si ottiene il ritiro dell’ingiunzione e la riduzione della somma richiesta da 19.866.525,38 (questa è la cifra che si riporta nell’atto transattivo) a 16.514.498,63 euro, a condizione che si concordi e rispetti un piano di rientro.

Sul punto non posso mancare di osservare, solo per mia memoria, come l’ente pubblico, cioé l’ente che, secondo il sentire comune, spende senza senso né virtù, quando ritarda nei pagamenti non paga mora, non paga interessi, non paga multe e, in più, ottiene, stranezze del «vivere civile», anche abbuoni; il cittadino, invece, costretto a trasudare sangue per un euro, paga commissioni, interessi, ritardi e tant’altro che, senza posa, la politica non cessa di inventare. Due bei sistemi, non c’è che dire? Qualcuno potrebbe pensare che l’ente pubblico si identifichi negli stessi cittadini, ma resta il fatto che quando siamo cittadini siamo gravati da pesi enormi e quando siamo enti ci alleggeriamo di tutto. In ultima analisi non siamo sempre noi”?

In sede di transazione sono state stabilite le modalità di pagamento che, tutto sommato, sono intabellate qui di seguito:

Rata Scadenza Capitale residuo Importo rata Interesse Importo rata
Prima 10/12/2013 16.300.000,00 13.000.000,00 = 13.000.000,00
Seconda 31/01/14 3.300,.000,00 1.000.000,00 = 1.000.000,00
Terza 30/11/2014 2.300.000,00 575.000,00 53.624,66 628.624,66
Quarta 30/11/2015 1.725.000,00 575.000,00 53.624,66 628.624,66
Quinta 30/11/2016 1.150.000,00 575.000,00 53.624,66 628.624,66
Sesta 30/11/2017 575.000,00 575.000,00 53.624,66 628.624,66
Totali = 16.300.000,00 214.498,63 16.514.498,63

“Si vede chiaramente che il debito da pagare è stato ridotto a 16.300.000,00 euro; che la prima rata è di 13 milioni, la seconda di un milione e le ultime quattro di 575.000,00 euro ciascuna (quarta colonna). Per le prime due rate non si pagano interessi (perché già in pagamento alla Cassa Depositi e Prestiti), e per le ultime quattro si paga un tasso che si aggira intorno al 9 per cento. Complessivamente poco più di 212.000 euro.
Per concludere l’accordo, però, l’Enel ha voluto una clausoletta:

« (…) nel caso in cui l’Ente non paghi puntualmente ed integralmente anche una sola delle rate sarà facoltà del Fornitore dichiarare l’Ente decaduto dal beneficio del termine e/o dichiarare il presente accordo risolto ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1456 del Codice Civile fatto salvo il riconoscimento del debito di cui sopra e ripristinandosi in tal caso lo stato originario dei Crediti e la maturazione degli interessi di mora al tasso di cui al D. Lgs. 231/2002 o al diverso tasso previsto dalla legge per i crediti c.d. in regime di “salvaguardia”. Resta inteso che sino a quando il Fornitore non eserciti tale facoltà, sugli importi non pagati tempestivamente dall’Ente matureranno interessi di mora al tasso di cui al D. Lgs. 231/2002 o al diverso tasso previsto dalla legge per i crediti c.d. regime di “salvaguardia”» (Accordo transattivo allegato alla Delibera consiliare n. 89 del 10/12/2013, pag. 3, terzo cpv).

A questo punto può cominciare ad intuire le ragioni dell’odierna interrogazione. La rata di 628.624,66 euro, scaduta il 30 novembre 2016, non è stata pagata. Considerato che questo solo scherzetto potrebbe costarci tre milioni e mezzo, pari all’abbuono conseguito.”

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