Modica Calcio. La morte di Zio Pietro Scollo. Saro Cannizzaro ne traccia la figura

pietro scolloPietro Scollo, ‘U Zu Pietru, non c’è più. E’ deceduto ieri pomeriggio come un guerriero che sceglie di morire sul campo. Non era mancato alla trasferta del Modica, l’anticipo di Misterbianco, l’ultima per lui. La squadra era giunta allo stadio etneo con dirigenti e accompagnatori a seguito e, chiaramente, Pietro Scollo, da quest’anno passato dal “mitico” ruolo di massaggiatore a presidente onorario. Come al solito era stato accolto anche dagli avversari con grande simpatia, abbracci, battute, pacche sulla spalla. I giocatori, dopo essersi cambiati, erano scesi in campo per il riscaldamento, Don Pietro si era seduto su una panchina degli spogliatoi insieme al direttore generale Peppe Librizzi, all’addetto stampa, Claudio Abbate, e ad altri. Gli si era avvinato il difensore del Misterbianco, Regalino. “Le porto i saluti di papà(ex bandiera del Modica – aveva detto questi a Scollo”. Poi aveva parlato con Gigi Chiavaro, scherzando per la vistosa pancia dell’ex difensore del Catania. Pochi istanti dopo ‘U Zu Pietro crollava a terra, riportando una ferita alla testa. Subito soccorso, si era tentata la rianimazione, qualche accenno di ripresa. Quando è giunta l’ambulanza, non c’era più nulla da fare. La disperazione generale, le lacrime. Don Pietro se n’era andato. Forse tragicamente per i familiari e per chi lo conosceva. Sicuramente da “protagonista”, come era stato nella vita durante la quale aveva accudito per anni la moglie gravemente malata. Sarà lutto cittadino a Modica, sicuramente. Con lui erano cresciute generazioni di giovani e tutti raccomandava sempre “Nun ti sciarriari ccu nuddu”(non litigare con nessuno”). In settembre avrebbe compiuto 94 anni. Nato nel 1919, aveva conosciuto il ventennio fascista e la guerra. Soldato al fronte, prigioniero in Inghilterra dove apprese il “football”, quel “tirare calci ad un pallone” che lo affascinò e che ne creerà il mito. Torna a Modica e, col sorriso sornione “requisisce” ad alcuni amici un appezzamento di terreno di via Nazionale, (oggi stadio “Vincenzo Barone), iniziando con diversi ragazzini ogni sera a spietrarlo prima di giocare. Da quel momento il Modica Calcio e la vita di Pietro Scollo, che molti simpaticamente chiamavano “Scarpazza” per il numero di piede che portava, iniziano a correre in parallelo. Tennista, pallavolista, ma soprattutto calciatore prima e massaggiatore poi. Prim’ancora dell’uomo, Modica ricorda un grande modicano, riconosciuto “mito”. Difficilmente ci si rende conto dell’importanza di una persona quando questi è ancora in vita. Zio Pietro invece resterà ad emblema e simbolo dell’attaccamento ai valori, ad uno stemma, ad una società, ad una passione. Decine di generazioni di calciatori sono passati dalla sua “infermeria”, sul suo lettino che odorava di alcool etilico ed acqua ossigenata. Le sue mani hanno sistemato, accudito, coccolato ed, a volte, anche “sculacciato”, i rossoblu rimasti nella storia ed anche gli anonimi. Tutti, indistintamente, avevano imparato a voler bene “Zio” Pietro. Spesso “rifugio” dei calciatori squattrinati, consigliere di allenatori, punto di riferimento di decine di dirigenze alternatasi al timone di una nave, quella del Modica Calcio, che, se non è mai affondata, lo deve a lui e…anche alle sue tasche. Ha pagato colpe di altri (come nel famoso scandalo alla fine degli anni ’70), si è assunto responsabilità per coprire qualcuno, ha medicato muscoli, cuori e cervelli. Ha lasciato ricordi in tutti i campi dove è andato. Di lui si sono occupati, tra gli altri, “La Domenica Sportiva”, il rotocalco di Raitre “Il Settimanale”. Chiaramente sabato la partita è stata rinviata. I funerali, lunedì alle 15, nella Chiesa Madre di San Pietro. httpv://www.youtube.com/watch?v=teAq1imqC3s&feature=player_embedded#!

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