Una relazione articolata, che ha toccato i punti deboli dello sviluppo locale. Il segretario provinciale della Uil di Ragusa, Giorgio Bandiera, così ha esordito, questa mattina a Villa Fortugno, aprendo i lavori del quindicesimo congresso territoriale, evidenziando le criticità di una fase storica che riguarda da vicino anche l’area iblea. Lo ha fatto davanti al segretario regionale della Uil Sicilia, Claudio Barone, e al segretario organizzativo nazionale, Carmelo Barbagallo, che non hanno mancato di ascoltare con la massima attenzione i vari passaggi della fase descrittiva contenuta nella relazione con cui Bandiera ha fatto il punto delle situazione in ordine ai vari problemi che riguardano da vicino il mondo del lavoro. Il congresso ha avuto per tema, non a caso, “Difendiamo il lavoro, vero patrimonio del Paese” che ha offerto gli spunti per i successivi interventi dei rappresentanti istituzionali, delle associazioni di categoria e delle altre forze sindacali presenti al congresso. “I dati macroeconomici – ha detto il segretario Bandiera – sono tutti concordi nel ritenere questa come una crisi i cui effetti sono del tutto simili, in ordine all’impoverimento dei cittadini e dei lavoratori, a quella del 1929”. “La scommessa che abbiamo davanti – ha sottolineato ancora Bandiera – è quella di convincere le nostre controparti a tenere legati i lavoratori al proprio posto di lavoro, al fine di non disperdere il patrimonio occupazionale e di conoscenza dei lavoratori in modo tale da intercettare la ripresa economica allorquando essa si presenterà”. Bandiera ha riservato un passaggio della sua relazione all’unità sindacale. Rivolgendosi ai segretari confederali di Cgil e Cisl, presenti all’assise, ha detto: “Costruire l’unità è faticoso ma è l’unico mezzo per difendere meglio i lavoratori che rappresentiamo, per dare loro forza, speranza, dobbiamo farlo anche per la nostra storia, per il nostro passato”. Poi il focus sull’area iblea. “La nostra provincia – è proseguita la relazione – vive un momento di grande difficoltà, già manifestatosi prima della crisi mondiale. Diversi indicatori economici pur rimanendo tra i più effervescenti del Mezzogiorno hanno cominciato da tempo ad accusare un preoccupante rallentamento che deve allarmare la classe dirigente provinciale a tutti i livelli. Infatti il valore aggiunto è aumentato nel periodo 2002/2004, annualmente, dell’1,4%, per poi registrare nel triennio 2005/2007 un più 0,3% annuo, e passare a valori negativi nel periodo 2006/2008 con un meno 0,2%. Analogamente nella occupazione si è passati da un più 1,3% del 2002/2004 a un meno 0,7% del 2005/2007 fino ad una ulteriore riduzione pari a meno 0,8% nel periodo 2006/2008. Pertanto, rispetto al triennio precedente, la condizione complessiva dell’economia della nostra provincia, conferma questa difficoltà a mantenere gli standard economici degli ultimi anni, che l’avevano contraddistinta nel panorama siciliano e meridionale al punto da essere definita l’isola nell’isola. Con queste prospettive la provincia di Ragusa si accinge a scommettere su un nuovo rilancio che possa consentirle di valorizzare al massimo le proprie peculiarità. Il territorio ibleo, pur confermandosi come un territorio economico legato principalmente all’agricoltura, alle piccole e medie imprese, al commercio, si trova davanti al bivio di uno sviluppo che faccia tesoro delle occasioni che si stanno presentando: come ad esempio, la rete infrastrutturale che si avvia a completamento, in funzione, in particolare, di uno sviluppo del turismo e di una più organica gestione del proprio ruolo economico”. Per l’agricoltura iblea, Bandiera ha invocato la necessità di “attingere alle ingenti risorse economiche regionali attraverso l’attuazione di bandi, impegnando quindi le risorse del Psr siciliano 2007-2013. Per quanto riguarda l’industria – ha aggiunto – le piccole e medie imprese registrano significative battute di arresto dovute alla crisi con contrazioni di commesse che vanno dal 40% fino ad arrivare a volte oltre il 70% testimoniato dall’ormai frequentissimo ricorso alla Cassa integrazione e, tante volte, magari, a silenti licenziamenti che sfuggono alla statistica ma anche più drammaticamente alle più elementari tutele e garanzie”. Quindi, il riferimento a varie fasi vertenziali. “Ci preoccupa il crollo dei mercati alla Polimeri – ha sottolineato Bandiera – con tonnellate di prodotto invenduto nel 2009 senza un minimo accenno di ripresa, ma a preoccuparci sempre più è il mancato investimento che nel 2007 Polimeri aveva annunciato e mai attuato. La Metra, ex Almer, dopo anni travagliati, intervenendo più volte a tagli di organici dovuti anche ad una conflittualità sindacale perenne, ha deciso di trasferire commesse di pertinenza dello stabilimento ragusano in altri siti di proprietà Metra; quindi un’azienda destinata al declino. Lo scorso anno si sono rinnovate le Rsu con un risultato straordinario per la Uilm, ottenendo due componenti su tre. Qui consentitemi un pizzico d’orgoglio. Da allora le cose sono decisamente cambiate, si è ripreso il dialogo con l’azienda ma soprattutto con i lavoratori, sono tornate le commesse, tant’è che oggi l’azienda ha fatto qualche assunzione anche se a tempo determinato. Oggi siamo impegnati in una delicatissima trattativa riguardo al premio di risultato, e abbiamo chiesto all’azienda un segnale concreto, affinchè non venga vanificato tutto il buon lavoro fatto finora. La Colacem è presente nella nostra provincia con due stabilimenti, Ragusa e Pozzallo, coinvolta anch’essa nella crisi dell’edilizia. Dovendo diminuire la produzione ha scelto di fermare gli impianti di Pozzallo per 13 settimane avendo in quel sito costi maggiori di produzione rispetto a quello di Ragusa, dovuti ai fatti noti del mancato investimento di oltre 150 milioni di euro di qualche anno fa, per il quale ognuno di noi deve fare una seria riflessione. Il 26 di ottobre gli impianti sono stati rimessi in marcia, i lavoratori sono tutti rientrati con la speranza che il settore delle costruzioni possa in qualche modo ripartire. Un discorso a parte meritano la ditta Ancione e la Sochoterm. La prima perché rappresenta un pezzo di storia industriale della nostra provincia; l’azienda scossa da un forte indebitamento societario aveva portato la proprietà alla determinazione della chiusura dell’attività. Siamo riusciti assieme a Cgil e Cisl, coinvolgendo la Provincia e le forze politiche, a farle cambiare idea anche grazie al decreto anti crisi del Governo di fine gennaio. Oggi l’azienda è in attività anche se ha ridotto il suo organico. La seconda, la Sochoterm, una società multinazionale leader nella coibentazione di tubi per condotte sottomarine, rappresentava il futuro e la speranza di una nuova occupazione. Abbiamo tutti impresse nelle menti le immagini della festa dell’inaugurazione dello stabilimento; non sono passati decenni, ma solo un paio di anni. La società, sommersa da una valanga di debiti, stoppa la produzione, ci comunica l’avvio della procedura di mobilità per i 16 lavoratori, chiude i battenti, saluta il territorio e prende il largo. Avevamo chiesto di tenere legati i lavoratori all’azienda attraverso l’utilizzo della cassa integrazione piuttosto che con una non precisata mobilità congelata, in attesa di altri eventi o meglio di altri acquirenti. Questa per noi era l’unica via d’uscita, ma proprio in questi giorni l’azienda ha rifiutato tale ipotesi comunicandoci l’avvio della procedura di mobilità”. “Il settore dell’edilizia – ha detto inoltre Bandiera – pur avendo subito la crisi in ritardo, per le proprie caratteristiche intrinseche sarà l’ultimo ad uscirne rispetto agli altri comparti. Nel settore dell’edilizia privata, infatti, la mancanza di liquidità ha di fatto bloccato il settore, con conseguenti ricadute negative produttive ed occupazionali in tutti gli altri segmenti collegati. Le grandi opere sono in fase di ultimazione quali l’aeroporto di Comiso ed il monoblocco ospedaliero di Ragusa. Pertanto la Flc, le nostre federazioni del settore, hanno sollecitato le stazioni appaltanti al fine di cantierare tutto ciò che è possibile cantierare nell’immediato, per dare una boccata d’ossigeno al comparto. Dunque come abbiamo potuto vedere anche nella nostra provincia il vero problema è il lavoro e la sua difesa. Si sono persi centinaia di posti di lavoro, probabilmente altri se ne perderanno ancora, allorquando finirà la protezione degli ammortizzatori sociali”.
Al via il congresso territoriale della Uil di Ragusa. Lavori aperti dalla relazione del segretario provinciale Bandiera “La nostra provincia sta vivendo un momento di grande difficoltà”
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