Il tema delle regole nelle prestazioni sanitarie ai clandestini è stato di recente, in Italia, al centro di grandi polemiche, facendo emergere ancor più forte la necessità di un dialogo stretto e continuo tra l’Unione europea e i Paesi da cui parte l’emigrazione. Un dialogo che potrà trovare un importante avvio nel convegno “Clandestini, salute e ritorno” che si svolgerà a Ragusa dal 10 al 12 giugno e cui parteciperanno rappresentanti di diciassette Paesi, tra cui l’Italia. Nel corso del convegno verranno prima di tutto resi noti i risultati del progetto cofinanziato dalla Commissione Europea (Direzione generale Giustizia, Libertà e Sicurezza) denominato He.re. che, oltre a significare “qui” in inglese, è anche l’acronimo di healt and return, ossia salute e ritorno. Si tratta di uno studio, nell’ambito del programma Return, sulla “salute di ritorno” degli immigrati irregolari condotto dall’Ulss 20 di Verona in collaborazione con l’Ausl 7 di Ragusa e con altri importanti partner: l’Iom, l’organizzazione internazionale per l’immigrazione dell’Onu, l’Ausl di Ferrara, la Caritas bulgara, il Cid (Centro investigativo per lo sviluppo) spagnolo, l’autorità sanitaria greca della Macedonia e l’università danese di Aarhus. “Il programma Return – spiega Luigi Bertinato dell’Asl di Verona – si propone di migliorare la gestione dei rimpatri dei clandestini da parte degli Stati membri, rafforzando al contempo la cooperazione e la solidarietà tra questi ultimi e i Paesi nei quali avviene il rimpatrio. Il progetto He.re. vuole in particolare individuare le cosiddette buone prassi sanitarie europee nei confronti delle persone in fase di rimpatrio, con un occhio particolare a donne, bambini, anziani e disabili”. “In un periodo in cui – aggiunge Fulvio Manno, direttore generale dell’Ausl 7 di Ragusa – si parla sempre più spesso di pandemie e malattie che potrebbero avere nelle migrazioni un veicolo preferenziale, quest’incontro tra rappresentanti di Paesi europei ed extraeuropei può rappresentare un’importantissima occasione di scambio e di collaborazione. Un primo passo per creare una rete, per il momento informale, tra gli esperti dei vari Stati, pronta ad affrontare eventuali emergenze”. Il Congresso Al workshop He.re., Progetto Europeo sulle migliori prassi per il rimpatrio in condizione di tutela sanitaria, prenderà parte complessivamente un centinaio di persone proveniente dall’Unione europea (Italia, Austria, Bulgaria, Danimarca, Grecia, Spagna, Ungheria) e dai cosiddetti “Paesi terzi” (Albania, Balcani, Bielorussia, Libia, Kosovo, Marocco, Moldova, Senegal, Tunisia e Turchia). I clandestini Secondo le stime di Caritas-Migrantes, i cittadini stranieri non regolari in Italia sono circa 800.000. L’incremento annuale è di 150.000 unità, ma soltanto il 15% arriva via mare e di questi quasi tutti (80% lo scorso anno) chiedono asilo politico. La gran parte dei clandestini o arriva via terra, o, soprattutto, passa da regolare a irregolare, ossia perde i requisiti necessari per la permanenza sul territorio. In Sicilia esistono sette tra Centri di permanenza temporanea (Cpt), Centri di prima accoglienza (Cpa) e Centri di identificazione per chi richiede asilo politico. I primi Cpt aperti nel 1998 furono quelli di Serraino Vulpitta a Trapani, Lampedusa, Pian del Lago Caltanissetta. Nel 1999 fu aperto il Cpt San Benedetto di Agrigento. Successivamente nacquero i Cpa di Pozzallo (Rg) e di Salina Grande (Tp). L’unico Centro d’identificazione per asilo politico è quello di Ostello Belvedere a Siracusa. L’Ausl 7 di Ragusa E’ un’Autorità Sanitaria Locale Pubblica all’avanguardia in Italia nei processi legati all’immigrazione e ha organizzato numerosi servizi, come le cliniche che forniscono cure sanitarie di base per gli immigrati sia legali che irregolari e la convenzione con Medici senza frontiere per la previsione di specifiche cure mediche agli immigrati. Informazioni riguardanti i servizi, tutti gratuiti, sono disponibili in materiale informativo stampato in otto differenti lingue. In più, nell’Ausl 7 di Ragusa funziona da tempo un apposito ufficio di mediazione culturale per affrontare le questioni riguardanti il diverso approccio con la medicina a seconda della formazione culturale e religiosa dell’individuo.
CLANDESTINI, SALUTE E RITORNO. I RISULTATI DEL PROGETTO EUROPEO HE.RE. RAGUSA, 10 E 12 GIUGNO
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