MODICA: TRUFFA AI DANNI DELLA COMUNITÀ EUROPEA. DENUNCIATI 11 SOGGETTI.

Truffa ai danni della Comunità Europea. La Guardia di Finanza della Tenenza di Modica denuncia 11 persone. L.indagine ha riguardato una società fornitrice di macchine ed attrezzature agricole e diverse altre aziende agricole che con la prima erano in rapporti commerciali e di affari, operanti nel territorio delle province di Ragusa, Siracusa e Catania. Tutte hanno beneficiato di provvidenze comunitarie erogate nell.ambito delle politiche strutturali e di coesione dell.Unione Europea. Le frodi comunitarie si sono concretizzate nel momento in cui sono stati incassati indebitamente i contributi derivanti dai Fondi Europei di Orientamento e Garanzia nel settore dell.Agricoltura. Le fiamme gialle avevano avviato una verifica fiscale nei confronti di una società operante nel settore del commercio al dettaglio di attrezzature agricole, avente una vasta platea di clienti possibili fruitori di contributi comunitari in ambito Feoga. Le prime attività di analisi della documentazione fiscale e non, rinvenuta all.atto dell.accesso presso i locali della sede della società verificata, facevano emergere alcuni elementi di anomalia nei rapporti intercorsi tra la società verificata ed alcune aziende agricole, in relazione alla compravendita di macchinari ed attrezzature agricole ed al relativo impianto documentale di partecipazione all.aggiudicazione dei finanziamenti comunitari. In quella sede, i militari rilevavano che le operazioni di acquisto di più singoli beni erano completate attraverso l.emissione di diverse fatture di vendita in prova e di rinnovo periodo in prova, tutte stornate con apposite note di credito il tutto in un periodo di tempo variabile da 1 a 3 anni, con l.emissione di fatture di cessione definitiva. I finanzieri pervenivano alla chiara consapevolezza che la società verificata, in concorso con diverse compiacenti aziende agricole/clienti, creava ed annullava, artificiosamente, fatture emesse .in prova. e/o per .rinnovo periodo di prova. (relative alla compravendita di mezzi ed attrezzature agricole, compravendita in realtà effettivamente avvenuta fin dall.emissione della prima fattura .in prova.) allo scopo di posticipare (da uno a tre anni) il momento di emissione della fattura .definitiva., onde far fittiziamente rientrare l.operazione economica (la vendita o l.acquisto) in un periodo temporale successivo a quello della domanda di accesso ai contributi Feoga e/o al decreto di concessione degli stessi contributi. In realtà, la cessione dei beni si era già realizzata (ed il negozio giuridico, la compravendita, si era perfezionato) al momento dell.emissione della prima fattura in prova. Viceversa, al momento opportuno, con l. emissione della .fattura definitiva., le aziende coinvolte facevano artificiosamente coincidere l.avvenuto acquisto del bene con il periodo di competenza del bando, e potevano, così, presentare la domanda di concessione di contributi Feoga; percependo poi le somme oggetto di richiesta, conseguivano, indebitamente, i previsti contributi a danno dell.Unione Europea e dello Stato. Ovviamente per portare a termine il raggiro era anche necessario rilasciare false fatture e dichiarazioni liberatorie coincidenti con le date degli assegni e degli avvenuti pagamenti. Inoltre, alcune fatture di vendita definitive indicavano i corrispettivi e l.imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quelli indicati nelle fatture in prova, allo scopo di avere maggiori indebite erogazioni di contributi al fine di consentire l.evasione dell. imposta sul valore aggiunto. Le aziende agricole coinvolte sono state sottoposte ad analisi investigativa, attraverso controlli incrociati richiesti ai reparti del Corpo competenti per territorio e/o personalmente eseguiti dai militari operanti presso l.I.P.A. di Ragusa (con la continua e preziosa assistenza di quel personale) dove con certosina sapienza sono stati esaminati centinaia di atti relativi ai copiosi fascicoli delle 37 aziende agricole sospettate di indebita percezione di provvidenze comunitarie. Le somme indebitamente percepite dalle aziende agricole denunciate corrispondono a 1.343.000 euro.

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