“Il Piano di rientro dal deficit sanitario, concordato lo scorso anno fra Regione Sicilia e il governo Prodi, prevedeva la diminuzione di 2500 posti letto per acuti in Sicilia. Oggi , il Piano di rientro concordato tra il governo Berlusconi e la giunta Lombardo prevede un taglio di 5700 posti letto per acuti. Diventa così ancor più irrazionale e punitivo per la provincia di Ragusa da quando è diventato, a tutti gli effetti, il “Piano Lombardo”. In Italia il numero dei posti letto esistenti per ogni mille abitanti è di 3,5. in Sicilia, attualmente, vi sono 4,2 posti letto per mille abitanti. In un Piano di rimodulazione dei posti letto nella rete ospedaliera, buon senso vorrebbe che in Sicilia si prevedessero 3,5 letto per mille abitanti, così come avviene in tutto il resto d’Italia. Nella proposta di rimodulazione della giunta Lombardo si passa invece dagli attuali 4,2 ai 3 posti letto ogni mille abitanti. Ma se per l’ambito regionale il taglio appare drastico, lo è ancor di più per la provincia di Ragusa. Qui dagli attuali 3,15 posti letto ogni mille abitanti, quindi già ben al di sotto delle previsioni del Piano, si passerà addirittura a 2,48, mentre in altre realtà come Catania e Messina, ad esempio, la distribuzione media rimarrà rispettivamente di 3,67 e 3,64 posti letto per ogni mille abitanti. Quindi, da questi dati emerge con forza che non solo la provincia di Ragusa non dovrebbe subire tagli, perché è già al di sotto delle previsioni del Piano, ma alla stessa dovrebbero essere assegnati posti letto di lunga degenza aggiuntivi, non sostitutivi di quelli soppressi. A ciò si aggiunga che il numero di posti letto nelle cliniche private convenzionate è di gran lunga il più basso fra quello di tutte le altre province siciliane, l’unico a due cifre. La nuova distribuzione di posti letto per acuti, rimodulata dal “Piano Lombardo”, non solo non riduce le distanze fra le province più attrezzate e quelle più deboli, ma le mantiene se non addirittura le aumenta. Già da adesso in provincia di Ragusa non riusciamo a reggere l’urto dei ricoveri perché siamo, come disponibilità di posti letto ospedalieri, al di sotto della media nazionale, figuriamoci cosa potrà accadere se diventeranno operativi i tagli previsti. Inoltre, in questa ipotesi di rimodulazione manca la contemporaneità fra i tagli previsti nei posti letto per gli acuti e la loro riconversione per la riabilitazione e la lungodegenza, con il rischio di dare la stura ad una vera e propria macelleria sociale. Basta passare una notte in un qualsiasi pronto soccorso di un ospedale per capire quali sono le difficoltà: se arrivano un ubriaco o un disadattato senza fissa dimora, accompagnati dalla forze dell’ordine, i medici non potranno far altro che ricoverarli pur di non lasciarli all’addiaccio. Questa è la dimostrazione che l’unica struttura esistente nel territorio, capace di fronteggiare tutte le emergenze e non solo quelle sanitarie, è l’ospedale. Nel nuovo Piano si vuole fronteggiare la diminuzione dei posti letto per acuti con il potenziamento della medicina del territorio, mediante l’istituzione dei PTA, Presidi Territoriali di Assistenza, che avrebbero funzioni di centro unico di prenotazioni, servizio di accoglienza, servizi sanitari di base e specialistici, servizi sociosanitari integrati, servizi a favore dei minori e delle famiglie, presenza medica h24, servizio 118, etc… Noi siamo d’accordo all’istituzione di queste strutture ma abbiamo serissime perplessità sui tempi della creazione. Le esperienze del passato giustificano queste perplessità. Ad esempio, dopo la chiusura della Guardia medica di Ragusa Ibla non si è riusciti a concludere nemmeno un accordo semplice come l’Utap – la presenza dei medici di famiglia anche nelle ore notturne, con costi irrisori dovuti agli incentivi economici – come si può essere poi credibili quando si vogliono istituire i PTA. La diminuzione dei posti letto per acuti può portare, non è catastrofismo, ad una vera e propria implosione del sistema sanitario. Queste sono le conseguenze dei guasti arrecati dai governi di centro destra, al cui interno esistono, al momento, posizioni differenziate rispetto ai rimedi. Il PD è disponibile ad operare dei tagli per il risanamento del deficit sanitario, purchè si proceda parallelamente ad una riqualificazione dell’offerta e vi sia contemporaneità nella trasformazione dei posti letto da acuti a lungodegenza ma, soprattutto, vi sia un potenziamento delle strutture nei territori con l’istituzione parallela dei PTA. Un no netto alla politica dei due tempi, un si ai tagli per riqualificare l’offerta sanitaria. Noi lo abbiamo già dichiarato e saremo conseguenti al momento del voto quando il Piano arriverà in Aula, speriamo che anche quella parte del centro destra che si trova in sintonia con questa posizione sia capace di assumersi le proprie responsabilità. Credo, comunque, che sul problema sanità si possa verificare la prima grande crisi del governo Lombardo, con conseguenza imprevedibili”.
L’on. Ammatuna sul Piano regionale di rientro dal deficit sanitario: “La provincia di Ragusa non dovrebbe subire tagli, perché è già al di sotto delle previsioni del Piano”.
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