MODICA. ASSALTO ALLA TABACCHERIA. SARA’ DECISIVO IL DNA

Paola Di Simone, del Laboratorio Indagini Biologiche della Polizia Scientifica di Palermo, è stata al centro del dibattimento di ieri nel processo davanti al Collegio Penale del Tribunale di Modica(Giovanna Scibilia, presidente, Fabio Ciraolo e Patrica De Marco, a latere) contro Giuseppe Ottaviano, il trentenne vittoriese, ritenuto l’autore del grave fatto ai danni della ricevitoria e rivendita tabacchi di Corso Sicilia, a Modica Alta, avvenuta sabato 22 febbraio del 2003. L’esperta all’epoca fu incaricata di prelevare della saliva dell’uomo senza ottenerne il consenso da quest’ultimo. In aula ha riferito sull’esito del Dna prelevato attraverso alcuni capelli ritrovati nel passamontagna che il rapinatore indossava prima che il titolare riuscisse a toglierglielo. I giudici hanno disposto l’acquisizione di questo Dna al fine di potere affidare successivamente una nuova perizia per effettuare l’esame del Dna di Ottaviano. L’imputato, difeso dall’avvocato Maria Platania, lavorava nell’azienda "Il Marchio d’Oro" di Vittoria, e nelle precedenti udienze alcuni suoi colleghi di lavoro avevano ammesso che nel giorno e nell’ora della rapina, l’uomo era in azienda. In precedenza le vittime, Stefano Agosta e la moglie Marisa Latino, i due titolari dell’esercizio preso di mira che si sono costituiti in giudizio tramite l’avvocato Fabio Borrometi(nella foto), avevano raccontato l’azione che si era sviluppata dopo che il rapinatore con il volto travisato si era introdotto nel locale. Quando Agosta comprese che non si trattava di uno scherzo, visto che era il periodo di carnevale, scavalcò il bancone ed affrontò il malvivente strappandogli il passamontagna". Nella colluttazione partì un colpo di pistola che ferì l’Agosta. I due coniugi dissero anche che all’esterno del loro esercizio si trovava un altro giovane a bordo di una Citroen Zx con la quale i due fuggirono. Quest’ultimo non è mai stato individuato. Ottaviano risponde di tentato omicidio e tentata rapina. Dopo un po’ di tempo dall’arresto, il Gip lo rimise in libertà condizionando il provvedimento all’obbligo di dimora.

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