Gianni D’Angelo

E’ morto Gianni D’Angelo, 49 anni. Per qualcuno un nome che potrebbe dire poco, per altri, l’ex portiere di Modica, Scicli, Comiso ed anche di Aquila Grammichele dove chiuse la sua carriera calcistica, intraprendendo quella di dipendente comunale. D’Angelo, nativo di Bologna, era giunto a Modica, preveniente dalle giovanili della Spal con uno zaino pieno di velleità. Era diventato titolare della formazione Berretti rossoblu, all’epoca allenata da Giorgio Giordano, che aveva raggiunto la fase finale del campionato giovanile di categoria. Era capace di effettuare con le grandi mani che aveva lanci del pallone da un’area all’altra. A Scicli, e sicuramente al Comiso, le sue migliori performance calcistiche. Gianni D’Angelo si era sposato a Modica con Ivana Di Lorenzo, aveva tre figli, e si era sistemato trovando l’impiego al Comune dove svolgeva con passione, che è una virtù di pochi, il lavoro di attacchino. Era rimasto umile e disponibile. Quando aveva attaccato le scarpette al chiodo aveva definitivamente chiuso col calcio. Non ne parlava più. Se ne è andato via con lo stesso silenzio che lo contraddistingueva nella vita. Vederlo sorridere era sempre un piacere. La sua è stata una morte che, molto probabilmente, avrà degli strascichi giudiziari. Non è escluso, infatti, l’intervento della magistratura visto che i figli sembrano intenzionati a denunciare quanto avvenuto. Gianni D’Angelo aveva lamentato forti dolori al petto nella serata di sabato. Secondo quanto raccontano i familiari, si sarebbe recato in ospedale e qui, dopo i primi accertamenti, era stato rimandato a casa. Domenica il problema si è riproposto e l’interessato era tornato al pronto soccorso dove era stato sottoposto ad elettrocardiogramma dal quale non era emerso nulla, tant’è che D’Angelo era rientrato nella propria abitazione. Domenica sera il dolore al petto è stato più forte, sembra avesse anche difficoltà a respirare. Ha preso l’auto e da solo è tornato in Ospedale. Gli sarebbe stata praticata una flebo ed il dolore si sarebbe notevolmente affievolito. Ha chiamato la moglie al telefono per rassicurarla. “Sto meglio – avrebbe detto – sto tornando a casa”. Nemmeno il tempo di staccare: è crollato a terra senza vita. Inutile qualsiasi altro tentativo. Saro Cannizzaro

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